La Commissione Europea fissa nuovi target vincolanti per le flotte delle grandi imprese

La Commissione Europea ha pubblicato il nuovo regolamento dedicato alla transizione delle flotte aziendali verso veicoli a zero e basse emissioni, introducendo per la prima volta obiettivi nazionali vincolanti per ciascuno Stato membro.

Per l’Italia il dato è chiaro: entro il 2030 almeno il 45% delle nuove auto aziendali dovrà essere elettrico, mentre la quota complessiva di veicoli a zero e basse emissioni dovrà raggiungere il 69%.
Gli obiettivi diventeranno ancora più stringenti nel 2035, segnando una svolta strutturale nel modo in cui le aziende gestiranno la propria mobilità.

Si tratta di una misura che riguarda direttamente il mondo del fleet management e che avrà un impatto concreto su scelte di acquisto, pianificazione degli investimenti, infrastrutture e strategie operative delle grandi imprese.

Perché l’Europa punta sulle flotte aziendali

Alla base del nuovo regolamento c’è una considerazione chiave:
i veicoli aziendali percorrono molti più chilometri rispetto ai veicoli privati e sono responsabili di una quota rilevante delle emissioni complessive del settore trasporti.

Proprio per questo, secondo il legislatore europeo, le flotte aziendali possono diventare il motore più rapido ed efficace della decarbonizzazione, accelerando la diffusione dei veicoli elettrici e creando un effetto a catena sul mercato dell’usato e sull’intera filiera automotive.

La misura si inserisce in una strategia più ampia che mira a:

  • ridurre le emissioni di CO₂ nel settore dei trasporti,
  • dare certezze normative a costruttori e operatori,
  • stimolare investimenti in veicoli elettrici e infrastrutture di ricarica,
  • rendere più omogeneo il mercato europeo.

I target fissati per l’Italia sulle auto aziendali

Per quanto riguarda le auto aziendali delle grandi imprese, il regolamento stabilisce che nelle nuove immatricolazioni annuali dovranno essere rispettate le seguenti soglie minime:

Entro il 2030

  • 45% di veicoli a zero emissioni (elettrici)
  • 69% di veicoli a zero o basse emissioni (sotto i 50 g CO₂/km)

Entro il 2035

  • 80% di veicoli a zero emissioni
  • 95% di veicoli a zero o basse emissioni

Questi obiettivi collocano l’Italia in una posizione intermedia rispetto agli altri grandi mercati europei, tenendo conto dell’attuale livello di sviluppo del mercato elettrico e delle infrastrutture.

Obiettivi specifici per i veicoli commerciali leggeri

Il regolamento introduce target dedicati anche ai furgoni aziendali, con percentuali leggermente inferiori rispetto alle auto, ma comunque molto rilevanti.

Entro il 2030 (Italia)

  • 36% di veicoli a zero emissioni
  • 40% di veicoli a zero o basse emissioni

Entro il 2035

  • 80% di veicoli a zero emissioni
  • 95% di veicoli a zero o basse emissioni

Anche per i veicoli commerciali leggeri, quindi, la direzione è tracciata: l’elettrificazione diventerà progressivamente lo standard.

Quali aziende sono coinvolte

I target non si applicano a tutte le imprese, ma esclusivamente alle grandi aziende, così come definite dalla normativa europea.

Rientrano nel campo di applicazione le imprese che, alla chiusura del bilancio, superano almeno due dei seguenti tre parametri:

  • totale di bilancio superiore a 20 milioni di euro,
  • ricavi netti superiori a 40 milioni di euro,
  • oltre 250 dipendenti medi annui.

Le PMI sono escluse dall’obbligo diretto, anche se subiranno indirettamente gli effetti della trasformazione del mercato.

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Come verranno applicate le quote

Il regolamento europeo stabilisce gli obiettivi, ma lascia agli Stati membri ampia flessibilità su come raggiungerli.

Ogni Paese potrà definire:

  • incentivi fiscali,
  • misure di supporto agli investimenti,
  • politiche di accompagnamento per le aziende,
  • strumenti per favorire lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica.

L’obiettivo non è imporre un modello unico, ma garantire coerenza e prevedibilità del mercato a livello europeo.

Impatti concreti per le flotte aziendali italiane

Per le grandi imprese italiane, questi target non rappresentano solo un vincolo normativo, ma un cambio strutturale nella gestione della flotta.

Le principali implicazioni riguarderanno:

  • la pianificazione pluriennale del rinnovo dei veicoli,
  • la valutazione del TCO dei veicoli elettrici rispetto a quelli tradizionali,
  • l’organizzazione delle infrastrutture di ricarica aziendali,
  • la gestione operativa e manutentiva di flotte sempre più elettrificate,
  • l’integrazione dei temi ESG e di sostenibilità nei processi decisionali.

In questo scenario, la gestione della flotta non potrà più essere solo operativa, ma dovrà diventare strategica e misurabile.

Il ruolo del fleet management nella transizione elettrica

L’elettrificazione delle flotte richiede competenze tecniche, dati affidabili e una governance chiara.
Non si tratta semplicemente di cambiare alimentazione, ma di ripensare l’intero ciclo di vita del veicolo.

Per questo il ruolo di operatori specializzati come EM Fleet diventa centrale:
supportare le aziende nella lettura della normativa, nella pianificazione della transizione e nella gestione quotidiana di flotte sempre più complesse, garantendo controllo dei costi, continuità operativa e trasparenza.

Il nuovo regolamento europeo segna un punto di non ritorno per le flotte aziendali.
Entro il 2030, con il 45% di auto elettriche nelle nuove immatricolazioni aziendali in Italia, la transizione non sarà più una scelta opzionale, ma una necessità concreta.

Per le aziende che sapranno muoversi per tempo, questo cambiamento rappresenta un’opportunità:
ridurre i costi nel lungo periodo, migliorare le performance ambientali e costruire una mobilità aziendale più efficiente, moderna e sostenibile.

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