Dai modelli scandinavi agli ostacoli italiani: un’analisi pratica su come dati, infrastrutture e processi possono migliorare davvero la gestione quotidiana delle flotte aziendali.

L’Europa del Nord viaggia con una marcia diversa. Le flotte aziendali di Danimarca, Svezia e Norvegia sono tra le più digitalizzate, elettrificate e strutturate del continente. Non solo per una maggiore sensibilità ambientale, ma soprattutto per modelli operativi più evoluti, servizi end-to-end e un approccio al TCO molto più maturo.

In Italia, invece, la transizione procede — ma a velocità irregolare. Le aziende che oggi vogliono elettrificare la flotta si scontrano con limiti infrastrutturali, regole non omogenee e ritardi nei processi autorizzativi. Il risultato è un mercato dove la domanda cresce, ma non con la stessa fluidità dei Paesi scandinavi.

In questo articolo analizziamo cosa funziona nel Nord Europa, perché in Italia la transizione è più lenta e quali elementi devono essere realmente considerati da chi gestisce flotte aziendali o pubbliche.

1. Il modello nordico: full-service end-to-end, trasparenza e uso strategico dei dati

La prima grande differenza riguarda il livello di servizi inclusi.

Nei Paesi scandinavi, il full-service lease è la norma:
manutenzione, assicurazione, pneumatici, ricarica, telematica, reportistica, smart charging, gestione energetica… tutto in un unico pacchetto.

Le piattaforme di fleet management aggregano:

  • dati di manutenzione
  • incidenti
  • consumi energetici
  • costi di ricarica domestica e aziendale
  • performance ambientale (CO₂, PM, riduzione consumi)

e lo fanno in tempo reale, come parte naturale del servizio.

Il manager non gestisce scadenze: interpreta dati e prende decisioni.

Il focus non è sul canone mensile, ma sul TCO reale: svalutazione, energia, manutenzione, riparazioni, infrastrutture, impatto operativo.

Questo approccio trasforma la flotta in un asset finanziario, non in un costo da giustificare.

2. Car policy e benefit aziendali: regole chiare, prevedibili e orientate alla sostenibilità

Scandinavia significa anche chiarezza fiscale.

Danimarca

Il benefit è tassato con un metodo semplice e prevedibile:
un valore percentuale sull’auto al momento del contratto, con aliquote ridottissime per le elettriche.

Svezia

Esiste una formula pubblica e verificabile da tutti.
Questo consente car policy trasparenti, coerenti e spesso legate a obiettivi ESG.

Norvegia

Il Paese con il 98% di nuovi immatricolati elettrici.
Le società di leasing includono:

  • infrastrutture di ricarica
  • smart charging
  • servizi energetici
  • soluzioni V2G (nei modelli che lo permettono)

Il modello è chiaro: semplificare tutto ciò che rallenta l’elettrificazione.

Elettrificazione flotte - gestione flotta aziendale elettrica

3. Il vero ostacolo per i veicoli commerciali elettrici: i tempi di ricarica

Nel mondo operativo — corrieri, manutentori, flotte tecniche, servizi pubblici — l’autonomia è un tema importante, ma non è il problema principale.

La criticità vera è l’impatto sulla produttività:

Un’ora ferma a ricaricare significa un’ora di lavoro persa.

Oggi la maggior parte degli LCV in Europa ricarica dal 10 all’80% in 40 minuti ideali, che diventano facilmente 60 nella realtà.

Per questo molte aziende non riescono a convertire le flotte operative, pur desiderandolo.

La soluzione? Velocità.

Secondo AFP (UK), se un furgone arrivasse all’80% in 10-15 minuti, il passaggio all’elettrico diventerebbe immediatamente sostenibile.

Ma servono:

  • modelli con ricarica ad alta potenza, anche se più costosi (ammortizzabili nel ciclo vita)
  • colonnine realmente compatibili con la potenza del veicolo
    (un furgone da 150 kW che si ricarica a 50 kW non serve a nessuno)

4. Italia: la rete cresce, ma senza una visione unitaria

Il dato positivo:
oltre 70.000 punti di ricarica pubblici, con crescita costante.

Il dato meno positivo:
la rete cresce a velocità e qualità diverse tra regioni.

I numeri principali

  • Lombardia prima con oltre 14.200 punti
  • Lazio seconda
  • Milano e Roma crescono più velocemente di tutti
  • Sulla rete autostradale oltre il 60% delle colonnine supera i 150 kW

Un segnale incoraggiante:
la quota di colonnine installate ma non ancora attive è scesa dal 18% al 14%.
Ma resta una criticità che rallenta tutto.

Le cause principali:

  1. Iter autorizzativi lunghi e frammentati
  2. Costi energetici più alti rispetto ad altri Paesi UE
  3. Assenza di una governance centrale unica
  4. Pianificazione territoriale disomogenea
  5. Mancanza di regole chiare su suolo pubblico, concessioni e tempi massimi

Non è un problema tecnico: è un problema di sistema.

5. Cosa serve davvero alle flotte italiane per accelerare la transizione

L’iniziativa “Ricaricare l’Italia” ha identificato cinque priorità fondamentali.
Sono le stesse che ogni fleet manager, grande azienda o Pubblica Amministrazione vive quotidianamente.

1. Costi energetici più competitivi

Perché in molti casi la ricarica domestica/aziendale è ancora troppo costosa.

2. Norme semplificate e tempi di connessione più rapidi

L’Italia deve avvicinarsi al modello Nordico: semplice, chiaro, uniforme.

3. Copertura completa delle autostrade

I flussi di merci e persone hanno bisogno di continuità.

4. Concessioni più lunghe (20 anni)

Solo così gli operatori possono investire in infrastrutture ad alta potenza.

5. Una governance nazionale

Un centro unico per pianificazione, autorizzazioni, monitoraggio, standard tecnici.

Elettrificazione flotte - gestione flotta aziendale elettrica

6. Il ruolo dei provider di fleet management: cosa cambia realmente

In questo scenario, le aziende non cercano più solo l’auto elettrica.
Cercano:

  • analisi del TCO nel ciclo vita
  • consulenza per la ricarica aziendale
  • report ESG integrati
  • strumenti digitali end-to-end
  • manutenzione programmata e predittiva
  • riduzione dei tempi di fermo
  • supporto per car policy sostenibili
  • formazione degli autisti
  • gestione completa del ciclo di vita del veicolo

Chi gestisce flotte grandi o complesse oggi ha bisogno di un unico interlocutore, capace di seguire il veicolo in ogni fase, dalla A alla Z.

Ed è in questo spazio che realtà come EM Fleet possono contribuire in modo decisivo:
con una gestione tecnica trasparente, strumenti digitali evoluti e soluzioni che semplificano realmente il lavoro di aziende e Pubbliche Amministrazioni.


Il futuro è sicuramente elettrico, ma richiede metodo, dati e infrastrutture

Il Nord Europa dimostra che la transizione non è un tema di “sensibilità green”:
è un tema di processi, regole chiare, servizi end-to-end e decisioni basate sui dati.

L’Italia può accelerare, ma serve una visione che integri:

  • incentivi intelligenti
  • tempi più brevi
  • governance unificata
  • infrastrutture coerenti
  • standard operativi più uniformi

La flotta del futuro non sarà solo elettrica: sarà misurabile, trasparente, connessa ai dati, sostenibile e progettata a ciclo vita.

E chi riuscirà a gestirla in questo modo, avrà un vantaggio competitivo enorme.

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